Indice

E ora…via che si vola nel continente africano

Carissimi amici di NuSeF, torniamo da voi carichi di entusiasmo ed emozione, ad aprire insieme le danze di questo mese di Dicembre e del Natale ormai alle porte, che fa già sentire forte la sua magia!

Come sempre siamo felici di potervi aggiornare sui tanti bellissimi progetti e le tante novità di NuSeF, che, come ben sapete, grazie al prezioso impegno di tanti volontari, è sempre in cammino, in viaggio verso nuovi inizi, nuove scoperte, nuove avventure e (perché no?) nuovi importanti traguardi. E “viaggio” per noi significa davvero “movimento”, perché anche quando ci sembra di restare fermi, tra l’inizio e la fine, tra la partenza e l’arrivo, in mezzo, in realtà, ci sono l’attesa, il cammino, la crescita, ci sono le grandi emozioni vissute che ogni volta di più ci dimostrano di essere sulla strada giusta.

Nell’edizione di Settembre del nostro giornalino vi avevamo annunciato la partenza dello studio di fattibilità per due nuove progettualità riguardanti il Burundi e il Madagascar. Quest’ultimo, in particolare, a causa di una grande siccità, la peggiore degli ultimi 40 anni, sta vivendo una grave crisi alimentare, che ha provocato un progressivo aumento del tasso di malnutrizione, specialmente nei bambini. La sua drammatica situazione ci ha portati ad interrogarci su come poter offrire al meglio il nostro supporto, operando, come sempre, in collaborazione con le associazioni locali. Non abbiamo perso tempo: dopo il rientro di Maria Elena, che ha raccontato nel precedente numero del giornalino la sua esperienza in questa terra, sono volate alla volta del Madagascar le nostre fantastiche volontarie, Carolina e Denise e lì hanno proseguito il lavoro di raccolta di informazioni indispensabili a conoscere questa realtà e le sue esigenze, per capire quali successivi passi sarebbe stato necessario compiere verso il nostro grande obiettivo: ZERO MALNUTRIZIONE!

Non ci resta, allora, che farci raccontare direttamente da Carolina e Denise le emozioni, gli incontri, i profumi, i colori, gli sguardi di questa loro meravigliosa esperienza in Madagascar!

“Un giorno ti svegli e hai sei anni. Fuori è ancora buio, ma il sole sta per salire dietro le colline di terra rossa. Non sai che ore sono, ma sai che è ora di alzarsi. La mamma sta allattando l’ultimo dei tuoi fratelli. L’hai visto nascere, aiutata dalle altre donne del villaggio, nella tua stessa casa.

Raramente ci si reca in ospedale per partorire — troppo lontano, troppo costoso — e questo comporta molti rischi. Da allora in famiglia siete cinque, tu sei il terzo dei fratelli. Il papà non lo conosci, ma non ti sorprende: qui molti bambini crescono solo con la mamma o con i nonni. Fuori è già acceso il fuoco per cuocere il riso. Riso per colazione (e per tutti gli altri pasti) , come ogni altro giorno: stesso sapore e stesso odore di cenere che viene dal fuoco, stesso fumo nero che aleggia nell’aria circostante. In Madagascar, la vita di tanti bambini è fatta così, di cose semplici, di una routine essenziale. Ci si lava al fiume o con l’acqua del pozzo riscaldata in una tinozza, si gioca con quello che si trova: con acqua e terra si può dare spazio alla creatività, con vecchi copertoni si gioca alla cavallina. Molti bambini sognano di poter andare a scuola, ma spesso le scuole sono troppo lontane o troppo costose e, soprattutto per le bambine, l’istruzione non è ritenuta una priorità.

Durante la nostra esperienza come volontarie NuSeF tra Fianarantsoa, Tsimafana, Antananarivo e Mahaiza, abbiamo incontrato molti di questi bambini; bambini che corrono scalzi e ridono nel sentirci parlare (male) in malgascio, mamme accoglienti, operatori locali che ogni giorno si impegnano nella lotta contro la malnutrizione. Eppure, tra la polvere rossa delle strade sterrate, i sorrisi non mancano — anche per delle vazaha (straniere, in malgascio) come noi. Sono sorrisi sinceri, pieni di curiosità e timore allo stesso tempo. Siamo diverse, non solo perché siamo bianche, ma per come parliamo, ci muoviamo, per ciò che abbiamo addosso, per ciò che rappresentiamo. Nel periodo trascorso a stretto contatto con le realtà locali abbiamo imparato che la povertà non è solo mancanza di cibo o di beni materiali, ma è – soprattutto – mancanza di possibilità: impossibile scegliere, impossibile proiettarsi e immaginare un futuro diverso.

Tornando a casa, ci siamo portate dietro la consapevolezza che “aiutare” non significa arrivare con risposte, ma mettersi accanto. Abbiamo cucinato insieme, distribuito i pasti, imparato parole nuove e provato a condividere anche un po’ di ciò che siamo. È stato uno scambio vero, fatto di gesti piccoli ma autentici, in cui ogni incontro ha lasciato un segno. La condivisione e non l’imposizione come fondamento per un possibile cambiamento. Ascoltare, imparare, capire. E forse, un giorno, si spera, tornare.”

Denise

“Sono partita per questo viaggio senza sapere bene cosa aspettarmi: sia perché io e Denise siamo state soltanto le seconde volontarie ad andare lì, sia perché non c’è ancora un progetto strutturato da seguire, ma è tutto un grande “work in progress”. Ora che sono tornata, con un po’ di distanza e di tempo per elaborare, mi rendo conto della quantità di emozioni che ho attraversato. Raccontare ciò che ho vissuto in questo mese è difficile, perché quando provo a descriverlo le parole non riescono mai a restituire la profondità di ciò che ho provato mentre ero lì. È stata un’esperienza forte, nuda, lontana dal nostro mondo, che si può comprendere fino in fondo soltanto vivendola. Nessuna foto, nessun racconto e nessun esempio rende davvero giustizia a ciò che ti entra dentro. Abbiamo avuto la fortuna di conoscere diverse realtà della zona del centro-sud del Madagascar: l’orfanotrofio di Fianarantsoa, i villaggi più e meno rurali di Mahaiza e Tsimafana e la capitale Antananarivo. Le realtà che abbiamo visto sono dure: la povertà è estremamente diffusa e con essa la malnutrizione. Tutto ciò che per noi è normale e scontato, lì rappresenta un traguardo. Basta pensare all’acqua: per noi è un gesto semplice aprire un rubinetto; lì bisogna tirarla su a secchiate dal pozzo.

La cosa che colpisce più di tutto sono i bambini – che erano anche il “target” del nostro lavoro. anti sono malnutriti, fisicamente troppo piccoli per la loro età, ma costretti a crescere troppo in fretta; tanti sono abbandonati o orfani e, se sono fortunati, trovano posto in un orfanotrofio, dove almeno ricevono cibo e istruzione, ma non avranno mai quel bacio della buonanotte o quella certezza di essere amati, che solo la presenza di una mamma sa dare.

I meno fortunati, invece, trascorrono le giornate ai bordi della strada, chiedendo l’elemosina; diventano pastori al posto di andare a scuola e raccolgono erbe e frutti per riuscire semplicemente a mangiare. L’infanzia è breve, a volte inesistente. Eppure, ed è questo che più di tutto mi ha fatto riflettere, il sorriso non li abbandona mai. Cantano, ballano, ridono, si stringono tra loro, si prendono cura l’uno dell’altro come fossero tutti fratelli. Lì ho realizzato che è proprio vero che la felicità è una cosa seria: vivere nel benessere non ci rende persone felici o migliori, ma soltanto persone più fortunate, e spesso nemmeno consapevoli della fortuna che hanno.

In ogni villaggio e in ogni casa siamo state accolte con una gentilezza semplice e sincera, senza filtri. I bambini si sono affezionati a noi subito e ci hanno donato molto più di quanto noi abbiamo dato a loro: spazio, tempo, sguardi, affetto sincero. Ci hanno fatto entrare a 360 gradi nel loro mondo senza chiedere nulla in cambio, se non abbracci e carezze. Lasciarli è stato durissimo.

Non sono mancati i momenti difficili: i giorni in cui ci siamo sentite piccole, impotenti, quasi inutili di fronte a una realtà troppo più grande di noi. A volte è sembrato di fare troppo poco, o di non riuscire a cambiare davvero nulla. Ma poi capisci che il cambiamento non nasce dalla quantità, bensì dalla presenza. Che anche solo una goccia nel mare ha valore, perché senza quella goccia il mare sarebbe diverso. E così torni a casa con una consapevolezza nuova: non puoi salvare il mondo, ma puoi toccare un pezzo di mondo, e questo basta. Speriamo che i progetti a cui stiamo lavorando possano crescere, prendere forma, continuare ad alimentare quella piccola goccia di speranza che abbiamo lasciato lì e che, in qualche modo, loro hanno lasciato dentro di noi.”

Carolina

A Natale scegli un regalo solidale che scalda il cuore: la malnutrizione ha bisogno di tè!

Carissimi amici, per la grande famiglia di NuSeF Dicembre significa anche campagna di raccolta fondi natalizia. Questa nuova edizione del Giornalino è per noi, quindi, anche l’occasione per presentarvi il nuovo catalogo di gadget e regali solidali per il Natale, che è ormai alle porte e che con la sua magia, unica e inimitabile, riesce a conferire all’atto del donare un significato ancora più profondo, unendo la gioia dello scambio dei doni alla consapevolezza di sostenere, contemporaneamente, delle nobili cause.

Sappiamo bene che un’Associazione non può vivere soltanto di impegno, dedizione, passione, resilienza e buone intenzioni, ma ha necessariamente bisogno di sostenitori, per poter portare avanti i propri progetti e raggiungere i traguardi desiderati.

Per questa ragione, anche per noi di NuSeF, la campagna di raccolta fondi di Natale rappresenta un’opportunità di sostegno concreto, incoraggiando piccoli gesti di solidarietà che hanno per noi un valore immenso, in quanto ci donano le risorse indispensabili per proseguire nella nostra missione, tanto importante quanto delicata e complessa, di lotta alla malnutrizione infantile.

Come di consueto, la raccolta fondi natalizia sarà dedicata all’Africa e ci aiuterà, nello specifico, a sostenere un nuovo progetto NuSeF a Musigati, in Burundi, in collaborazione con Mama Wetu.

Madre Teresa di Calcutta diceva: “Chi nel cammino della vita ha acceso anche soltanto una fiaccola nell’ora buia di qualcuno non è vissuto invano”. Un invito appassionato alla solidarietà, intesa come un modo di essere e di vivere, che può essere coniugato in mille modi ed espressioni, ma che alla fine, più semplicemente, si fonde con un preziosissimo sentimento: L’AMORE VERSO IL PROSSIMO.

E TU.. VUOI ESSERE INSIEME A NOI PARTE DEL CAMBIAMENTO? Tanti meravogliosi gadgets e regali solidali ti aspettano! Visita il sito www.nusef.org. Hai tempo fino al 15 dicembre per fare il tuo ordine!

Nel continente africano con…Privat!

E a proposito di Mama Wetu…rimaniamo nel Continente africano per incontrare Privat, il suo fondatore e presidente, che si racconta, in questa speciale edizione del Giornalino, a tutti gli amici di NuSeF.

Ciao, Privat! Grazie di cuore per aver accolto il nostro invito a questa speciale intervista. Ti va di presentarti ai nostri lettori? Per noi è davvero un immenso piacere dar loro l’opportunità di conoscerti.

P: Ciao a tutti. Sono Sinankwa Privat, sono nato in Burundi, un piccolo Stato dell’Africa dei Grandi Laghi, 69 anni fa. Sono residente in Italia da ormai più di 40 anni, nello specifico a Padova, dove mi sono laureato in Medicina e ho conseguito la specializzazione in Scienze dell’Alimentazione e Nutrizione. A causa di diverse guerre civili che hanno insanguinato il Burundi, sono stato costretto a rimandare, per tanto tempo, il mio ritorno nel mio Paese di origine, portando però sempre nel cuore la speranza di poter tornare un giorno ad offrire il mio sostegno e il mio aiuto alla parte più fragile della popolazione: le mamme e i loro bambini.

È questo il grande desiderio che ti ha portato alla fondazione di Mama Wetu? Raccontaci qualcosa dell’Associazione.

P: Esatto. Nel 2014, in collaborazione con alcuni Burundesi residenti in Italia e alcuni amici italiani, ho fondato l’Associazione Mama Wetu, che in lingua swahili (una delle quattro lingue parlate in Burundi), rappresenta il grido di due fratelli che si contendono le attenzioni della mamma: uno appena svezzato, l’altro ancora nel suo grembo. Questo a significare anche l’alta natalità burundese (7-8 bambini per nucleo familiare), che aggrava ulteriormente il tasso di malnutrizione acuta e cronica, in un Paese segnato dalla povertà, dall’insicurezza alimentare e dalla mancanza o difficoltà di accesso ai servizi di base (compresi i servizi sanitari).

In quale zona del Burundi è attiva l’Associazione Mama Wetu e quali sono le principali attività svolte?

P: Mama Wetu opera principalmente a Musigati, una città a circa 60 km di distanza dalla capitale Bujumbura, impegnandosi nella promozione di un corretto impiego delle risorse agricole locali, mediante una serie di attività, che includono: servizi di consulenza e di educazione alimentare, rivolti, in particolare, alle madri di famiglia, per introdurre corrette abitudini alimentari, anche attraverso corsi di formazione teorico-pratica; attività di assistenza sanitaria alle madri e ai loro bambini, prima, durante e dopo la gestazione; attività agricole e di allevamento, in collaborazione con tecnici agrari locali, per garantire l’affermazione di una politica di produzione alimentare ecessaria a contrastare l’elevato tasso di mortalità infantile, dovuto alla malnutrizione; introduzione progressiva dell’energia solare, nelle attività domestiche, come alternativa al legno, per poter preservare le riserve boschive e ridurre l’inquinamento; e, in ultimo, ma certamente più importante, la costruzione di un Centro Nutrizionale, in grado di ospitare e garantire lo svolgimento continuativo di tutte le attività prima nominate.

Complimenti, Privat! Noi di NuSeF sappiamo bene quanto sia importante la presenza in loco di volontari e professionisti, che hanno a cuore la salute delle popolazioni più povere e il futuro di tanti meravigliosi bambini, il “mettersi accanto”, offrendo il proprio sostegno. Hai voglia di spiegarci come verrà strutturato il Centro Nutrizionale?

P: Certamente. L’edificio principale del Centro Nutrizionale, attualmente in fase di costruzione, prevederà 3 studi medici, per le visite ambulatoriali, una cucina e una grande sala adiacente, per lo svolgimento delle varie attività formative proposte e, infine, un magazzino. Accanto all’edificio principale abbiamo previsto, inoltre, la realizzazione di un secondo edificio, più piccolo, per poter offrire alloggio ai volontari non locali.

Meraviglioso. Non vediamo l’ora di vederlo in funzione! Sappiamo che da pochi giorni hai raggiunto la pensione e che a breve tornerai stabilmente in Burundi. Cosa ti mancherà di più dell’Italia?

P: Sì, alla fine di Novembre si è conclusa la mia carriera medica in Italia. Qui ho trascorso gran parte della mia vita, ho costruito grandi amicizie, ho trovato grande solidarietà e – devo ammettere – ho acquisito tutte o quasi tutte le abitudini italiane, a tal punto che spesso, quando torno in Burundi, mi sento quasi uno straniero a casa mia! Ma sono determinato a superare questo problema e tanto desideroso di dedicare alla mia terra di origine tutta l’energia che ancora sento di avere, nonostante tanti anni di lavoro trascorsi alle spalle. So bene che il problema della fame è grande, ma con l’aiuto e la collaborazione degli amici di Mama Wetu, come voi Nutrizionisti Senza Frontiere, si può tentare, insieme, di sconfiggerlo!

Hai proprio ragione, Privat! INSIEME POSSIAMO DAVVERO ARRIVARE LONTANO E RAGGIUNGERE GRANDI TRAGUARDI. Noi ti ringraziamo di cuore per averci dato l’opportunità di collaborare, con la tua associazione Mama Wetu, alla realizzazione di questo meraviglioso e nobile progetto, a cui anche noi crediamo tantissimo!

P: Grazie a voi di NuSeF per la vostra sincera collaborazione in questi anni insieme e per il vostro grande impegno a sostegno dei bambini di Musigati, ai quali volete garantire il pasto giornaliero a scuola… un aiuto fondamentale, perché – si sa – ad un cervello con lo stomaco vuoto non si riesce ad insegnare nulla. Voi, invece, ci aiutate a non spegnere mai, in questi bambini, la speranza in un futuro migliore!

segreteria@nutrizionistisenzafrontiere.org
+39 329 342 3142
Sede Legale: Via Ancona, 15, 60035 Jesi AN, Italia

Seguici su facebook e instagram!