
Fin da quando ero piccola avevo questo desiderio nel cuore: partire per una missione umanitaria in Africa e a luglio di quest’anno si è avverato!
Lo scorso anno sono diventata volontaria NUSEF e mi è piaciuta molto l’idea di poter conciliare la mia professione con l’esperienza di volontariato nel Sud del mondo. A gennaio è arrivato il messaggio di richiesta di volontari per il progetto in Madagascar. Subito ho sentito un mix di emozioni tra paura ed entusiasmo, ma ho dato la mia disponibilità a scatola chiusa, senza dirlo a nessuno, e, se tornassi indietro, lo rifarei altre 1000 volte. Il Madagascar è stato oltre le mie aspettative e, per alcuni versi, me le ha proprio stravolte!
Una delle cose che porterò sempre con me sono gli occhi dei tantissimi bambini che ho incontrato. I primi giorni, quando ci siamo affacciate alla mensa Sakafo Aina, i loro occhi erano spaventati, un po’ intimoriti nel vederci, alcuni sofferenti per la fame, il freddo o qualche dolore. Ma la cosa più bella è stata vedere il loro cambiamento giorno dopo giorno, quando abbiamo abbattuto le barriere della lingua e abbiamo creato una relazione. I loro occhi erano diventati sorridenti, pieni di gioia, furbi e scherzosi, colmi di amore e con la voglia di giocare e salirti in braccio.
Sono stata super felice di partire e condividere la mia esperienza assieme a Margherita, con la quale abbiamo condiviso le mille peripezie di questo viaggio, iniziato da quando abbiamo preso i biglietti del volo in piena guerra, alle valigie con i 202 regali… a quando in aeroporto, assieme a Suor Claudine, stavamo per perdere l’aereo! Poi l’arrivo e il benvenuto super emozionante con le ghirlande di fiori in aeroporto… come se fossimo delle celebrità, davvero un’accoglienza unica. Noi eravamo davvero cariche, avevamo 5 valigie da 23 kg con tutti i regali che le famiglie adottive avevano preparato e spedito. È stata un’impresa far stare tutto, ma non so come tutto è arrivato integro a destinazione nonostante i due voli, le 12 ore di pullman e i vari spostamenti. Siamo arrivate nel villaggio di IZAHAY DIA verso le 19.30 e lì era notte fonda perché era pieno inverno. Nonostante questo, in cortile c’erano tutti i 115 bambini e ragazzi per accoglierci con balli e striscioni con la scritta “Tongasoa Martina e Margherita”, ovvero “Benvenute Martina e Margherita”. Ci hanno accolto con un piatto di spaghetti e ogni prelibatezza, ci hanno fatto sempre sentire a casa, anche se eravamo molto lontane.
Le suore e i bambini hanno provato ad insegnarci le parole in malgascio, ma è davvero difficile come lingua! Per fortuna, ci si riusciva sempre a capire bene, soprattutto con i gesti (e grazie alla mitica Suor Claudine, che parlava benissimo l’italiano, e a Suor Clare, la nostra cuoca di fiducia). Senza Suor Perline non saremmo mai riuscite a prendere le misure di tutti i bambini e a consegnare loro i regali uno ad uno. Lei è stata davvero un angelo, parlava con le famiglie e conosceva tutti i 202 bambini per nome; li faceva ballare, pregare e si prendeva cura di loro. Ho imparato davvero tanto da lei e mi porto a casa la sua pazienza, ma soprattutto la sua pazzia (mentre lei si è portata a casa il mio pile bianco, che mi ha chiesto come cadeaux l’ultimo giorno!).
Sono state 5 settimane intense e belle e sono davvero volate. Abbiamo avuto la fortuna di conoscere Stefano, presidente di Dust and Soul, che ha fondato il progetto del villaggio di IZAHAY DIA, Hasina, che era il nostro autista personale, Charly, Nicolas, Mariella e i ragazzi di Tanà, con i quali abbiamo condiviso bellissimi momenti. Ci hanno fatto scoprire la città di Fianarantsoa, il mercato di frutta e verdura dai mille colori, i vicoli super affollati della capitale, la storia del loro Paese assieme alle tradizioni. Assieme ai bimbi di IZAHAY DIA siamo anche state a Farafangana, sull’Oceano Indiano, e abbiamo viaggiato 12 ore verso sud, sui pullmini stretti stretti, attraversando foreste e posti incontaminati, dai profumi di vaniglia e dai banani lungo la strada, per far vedere a questi bimbi il mare per la prima volta: che emozione si leggeva nei loro occhi!
Ci sono momenti che rimarranno sempre impressi nella mia mente, ma soprattutto tutte le persone e i bimbi che ho incontrato: le gemelline Alfa e Omega che ballavano ovunque, Brenda e Fidel con i loro scherzi, Angelina e la sua timidezza, le suore e le mamme che cucinavano pentoloni di riso cotto cotto cotto, il piccolo Nicolas e i suoi abbracci, Sharbidi che veniva sempre alla mia finestra per cercarmi, Elisa che mi faceva le treccine ogni domenica, Alfa che mi imitava mettendosi i miei occhiali e la mia borsa, Germen che mi seguiva ovunque…
L’ultima settimana è stata la più bella. Ci eravamo ambientate e conoscevamo quasi tutti i nomi dei 202 bimbi della mensa e dei 116 di IZAHAY DIA. Abbiamo conosciuto dei ragazzi italiani civilisti e altri volontari in associazioni vicino alla nostra, con i quali abbiamo condiviso progetti e ci siamo raccontati. Ho conosciuto la realtà dell’oratorio Don Bosco di Fianarantsoa ed era assurdo pensare quanto fosse uguale a quella in cui sono cresciuta ad Asti e Roma. Ma era il momento di rientrare e il ritorno in Italia non è stato facile.
È stata un’esperienza unica e non vedo l’ora di tornarci, anzi, uno degli ultimi giorni, durante la festa di saluti, ci hanno fatto fare una promessa di tornare e, come tutte le promesse, va mantenuta! Sono davvero grata di questa esperienza e auguro a tutti di poterne fare una simile almeno una volta nella vita!
